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Dall’archivio di Konrad: Playlist mania
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Dall’archivio di Konrad: Playlist mania

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Le “compilation(s) domestiche” sono il vizio per eccellenza dell’ascoltatore medio: ignorando differenze di genere, stile ed epoca, costui raccoglie avidamente le canzoni predilette e le riversa su nastro o CD.

Dopo tanta fatica, il disco, spesso intitolato “Hit List – Lignano 1997″ o “Le nostre canzoni d’amore – Ariella TVB”, verrà suonato a ripetizione per un periodo interiore al dieci giorni e imposto a chiunque: lo sventurato di turno rischierà di imbattersi in “Brutta” (Alessandro Canino, Festivalbar 1992), seguita da “Let it Be” e “Gianna Gianna”. Una vera tortura.

Questo discutibile “sincretismo musicale” trova nelle nuove tecnologie, iPod in testa, una risorsa capace di sistematizzare l’istinto-alla-raccolta, semplificando al massimo la creazione delle famigerate playlist(s).

Una piccola rivoluzione che ha indotto Luca Sofri a scrivere “Playlist. La Musica è cambiata” (Rizzoli, 2006), un interminabile elenco di canzoni (2.556) scelte in base ai suoi gusti personali e commentate per la felicità (l) del lettore.

Un’ancora di salvezza, Luca Sofri, in questo triste momento di scarsa ispirazione: se scrivo una lista di canzoni, la MIA lista di canzoni, diciamo 2 alla volta, prima di arrivare a quota 2.556 ho materiale per i prossimi 1.278 numeri di Konrad…

Premettendo che la scelta non è basata su criteri scientifici ma del tutto casuali (ovvero, i primi 2 pezzi che mi saltano in mente), segnalo i seguenti titoli:

1. THUNDER ROAD, Bruce Springsteen. Sono arrivato tardi a Springsteen: non che mi fosse antipatico, ma ogni volta che entravo in negozio convinto di comprare uno dei suoi dischi, finivo per acquistare il disco di qualcun altro. Poi mi sono deciso, ho preso “Born to Run” (1975) e dopo alcuni secondi di ascolto potevo tranquillamente confermare la mia gia sospetta idiozia. La traccia iniziale è “Thunder Road”, un film concentrato in pochi minuti, poche immagini, una storia dai dettagli sfuocati ma dal senso chiaro.

Springsteen racconta un impellente desiderio di fuga e di rivincita: la sincerità dell’interpretazione vocale evita qualsiasi scivolata nel patetico; e i musicisti della E-Street Band suonano con intensità disarmante, quasi fosse l’ultima occasione della vita. Una canzone che fa venire voglia di salire in macchina, tirare giù il finestrino e andare via: persino a me, che non azzecco un parcheggio da sei anni…

2. MR. SIEGEL, Tom Waits. L’album “Heartattack and Vine” (1980) preannuncia la rivoluzione musicale di cui Tom Waits sarà artefice dal 1983 (“Swordfish Trombone”) fino ad oggi. L’artista californiano temeva di restare intrappolato nella micro leggenda creatasi intorno al suo personaggio e alle sue splendide canzoni. Basta Jack Daniels&Lucky Strike (senza filtro); basta fegati spappolati e cuori infranti. E basta con quella coppola irlandese, troppo bohémien. “Heartattack and Vine” è un disco di transizione, tuttavia nobilitato da alcune perle: Mr. Siegel è una di queste, un blues ruvido dove spiccano il pianoforte in stile New Orleans e la voce arrugginita di Tom Waits che scatarra e sbuffa come un vecchio diesel sfiatato. Un’avventura tra bordelli messicani e casinò del Nevada, tra pistole lucidate e camicie color Borgogna. E un gangster, “Bugsy” Siegel, inseguito dai sicari di Lucky Luciano e tormentato da un dubbio, come dormono, gli angeli, se il diavolo lascia sempre la luce accesa?

Alessandro Lombardo

Tratto da Konrad n. 123 di febbraio 2007

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