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Dall’archivio di Konrad: RADICALI LIBERI E “STRESS LAVORO CORRELATO”

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A volte mi chiedo se la preoccupazione per il benessere psico-fisico dell’uomo sia più un assillo filantropico o una ponderata scelta economica, magari di tipo politico o aziendale.
Comunque stiano le cose il benessere è ormai alla base della nostra vita, il numero dei centri fitness è in costante ascesa e naturalmente anche il numero dei frequentatori.


E pensare che qualche decennio fa quelli dipendenti che usufruiva delle due settimane di malattia per le cure al termal era uno sfortunato, che andava “maneggiato con cura”, per il rischio di veder peggiorata la sua condizione, con conseguente danno economico per l’azienda.
Capitava anche che qualcuno, a scopo preventivo in barba all’etichetta di “sfortunato”, esaltasse un sintomo, e il gioco era fatto: anche lui era malato.
Ma ora le cose sono cambiate: chi è malato è da guardare indietro con un po’ di sospetto.
Il decreto legislativo 81/2008 (D.Lgs 81/08), modificato poi il 1° agosto 2009, all’articolo 28, impone al datore di lavoro la valutazione dello “stress lavoro correlato”, alla stessa stregua della valutazione del rischio incendio, delle polveri sottili, dei videoterminali e così via.
E la storia continua con l’assunzione di psicofarmaci, magari senza che il datore di lavoro ne sia informato: dopotutto c’è da mantenersi un posto, uno stipendio, cosa non da poco ai nostri giorni, e così non si valutano adeguatamente gli effetti collaterali di questa categoria di farmaci, che alterano la capacità di reazione e aumentano la probabilità di rischio incidente.


Il termine stress ha la sua definizione ed ha anche dei manuali e un insieme di schede che indicano le caratteristiche dello stress da lavoro.
Il rischio stress si colloca al confine tra dimensione individuale, dunque almeno per un certo aspetto non misurabile, ed evento oggettivo.
Un evento oggettivo (es. caduta di base tra corpo e mente) si trasforma in stress quando non viene adeguatamente gestito.
Allora, per evitare lo stress, bisogna agire su due livelli: individuale e sociale.
A livello individuale è utile un’adeguata attività fisica, uno stile di vita regolare, attività che consentano di entrare in contatto con la propria interiorità, una vita affettiva soddisfacente, ecc.
A livello sociale è fondamentale che l’azienda consenta una reale partecipazione del lavoratore alla vita aziendale, e che promuova uno stile gestionale aperto, chiaro, non discriminatorio, che preveda una crescita delle risorse umane, e che l’organizzazione del lavoro sia coerente con le finalità dell’azienda: finalità del nostro corpo, naturalmente contempla uno sistema di difesa antiossidante, i problemi arrivano quando i “buchi” non riescono a prevenire gli “attacchi”, nel caso che i radicali liberi superino il nostro sistema di difesa.
Un’adeguata attività fisica, uno stile di vita regolare, una vita affettiva soddisfacente e una buona vita relazionale, costituiscono il miglior sistema antiossidante, al quale si può affiancare, in maniera consapevole, anche un supporto farmacologico.
Alla stessa maniera nella nostra vita lavorativa abbiamo bisogno di un buon sistema “antiossidante” fatto di relazioni chiare, di momenti di confronto, di una gestione “umana” dell’orario di lavoro.
Allora forse possiamo dire che impari a prender cura di sé, a cominciare da questi piccoli accorgimenti.
Chi è responsabile? È forse colpa “del capo” o è la propria responsabilità?


Forse allora non volere, anche inconsapevolmente, vedere le cose come stanno, non contribuisce poco alla nostra condizione di stress?
Tutto sommato è più facile credere che il nostro capo non capisca nulla, piuttosto che mettere in discussione il nostro modo di affrontare le cose.
Si può cambiare, ma il cambiamento è un atto volontario, che parte da dentro, non è dato da qualcosa di esterno.
E tutto comincia con il riconoscere che siamo noi a decidere come affrontare ciò che ci accade.

Francesco Strano

Dott. Francesco Strano
psicologo – psicoterapeuta
Valutazione rischio stress lavoro
(D. Lgs. 81/2008)
Trieste – Campo San Giacomo 11
Tel. 338 6672571 – 320 5679047
www.francescostrano.org

Tratto da Konrad n. 155 di aprile 2010

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