Tra i gruppi che costituiscono la base elettorale di Donald Trump un posto preminente spetta ai fondamentalisti religiosi, principalmente evangelici ma anche cattolici.
Si tratta di una galassia di realtà, con a capo predicatori ed altri leader, il cui ingresso sulla scena politica statunitense risale ad alcuni decenni fa, ma che soprattutto dagli anni ‘90 in poi hanno assunto sia una crescente crescente, sia caratteri sempre più reazionari ed aggressivi.
Se dalla fine degli anni ‘70 ad oggi si contano negli Stati Uniti 11 omicidi, 26 tentati omicidi e centinaia di minacce di morte (per tacere di altre azioni ostili) – nei confronti del personale medico che pratica aborti – da parte di attivisti antiaborto, il salto di qualità dell’estremismo religioso si ha con la sua trasformazione in lobby politica, schierata con i settori più conservatori (ma il termine esatto è reazionari) del Partito Repubblicano.
Lobby che ha sostenuto non solo tutte le campagne presidenziali di “The Donald”, a partire da quella del 2015 – 2016, ma anche quelle di numerosi esponenti repubblicani del medesimo orientamento, candidati al Congresso, al Senato o alla carica di Governatore di uno Stato.
Un regime teocratico
La punta di diamante di questa lobby è rappresentata da un arcipelago di chiese ed altre istituzioni, riunite nella NAR (New Apostolic Reformation), il cui scopo dichiarato è niente meno che “il dominio cristiano sulla politica”.
Scopo da ottenere esorcizzando i “demoni” che, prima dell’arrivo di Trump alla Casa Bianca, avrebbero occupato le istituzioni di Washington e soprattutto il Parlamento (da cui l’assalto dei trumpiani a Capitol Hill il 6 gennaio 2021).
La NAR persegue in effetti un progetto preciso, riassunto sotto il nome di “Profezia delle Sette Montagne”. Si tratta niente di meno che di incaricare i credenti di stabilire il dominio dei cristiani (quelli come loro, ovviamente…) sulle “Sette Montagne” della società: governo, religione, famiglia, educazione, media, arti e divertimenti, economia.
Dominio da ottenere con la preghiera, ma anche con una lotta fisica contro le “forze demoniache” del liberalismo, della democrazia, dei diritti LGBTQI e di quelli riproduttivi, ecc.
Tutto ciò va quindi ben al di là della “tradizionale” strumentalizzazione e/o asservimento di un credo religioso a fini di controllo politico della popolazione, come era ed è uso fare in tutti o quasi i regimi autoritari. Non più cioè la religione sottomessa ad un progetto politico, ma la politica – e tutto il resto – sottomessi alla realizzazione di un progetto religioso integralista. Obiettivo della NAR è infatti l’instaurazione di un regime interamente teocratico, non dissimile – ancorché “cristiano” e non islamico – da quello vigente per esempio nell’Iran degli ayatollah e nell’Afghanistan dei talebani.
La rete di chiese e ministri della NAR respinge gran parte delle antiche dottrine e gerarchie cristiane e si rifà al modello della chiesa cristiana del primo secolo (come descritta nell’epistola agli Efesini attribuita a Paolo di Tarso): da cui i titoli di “apostoli” e “profeti” che alcuni leader attribuiscono a sé stessi. Importante che queste credenze – esistenza di apostoli e profeti in lotta contro le forze demoniache – siano condivise, secondo i sondaggi, da oltre il 60 per cento dei cristiani negli USA, mentre il 42 per cento approva il programma “dominionista” delle Sette Montagne. Si tratta quindi di molte decine di milioni di persone.
Cristiani sionisti
Altro elemento portante dell’ideologia di questo movimento è il sostegno incondizionato non tanto allo Stato di Israele, quanto alle forze estremiste – anch’esse pervase da integralismo religioso, ancorché ebraico e non cristiano – che attualmente lo governano ed ai loro obiettivi finali: pulizia etnica della striscia di Gaza, annessione della Cisgiordania ed ulteriore espansione dello Stato in conformità al mitico, e mai esistito, “Eretz Israel”. Obiettivi dichiaratamente condivisi da molti esponenti dell’amministrazione Trump (e dallo stesso presidente, basti ricordare l’evocazione di “Gaza Beach” ed i relativi rendering). Tra costoro vanno menzionati il vicepresidente (cattolico) J.D. Vance, la telepredicatrice e “apostola” Paula White-Cain, nominata da Trump a capo dell’Ufficio della Fede presso la Casa Bianca, l’ambasciatore USA in Israele, e pastore battista, Mike Huckabee. Si può quindi parlare a giusto titolo di sionisti cristiani, totalmente schierati con la versione più estrema e aggressiva del sionismo, i cui leader sono i ministri del governo Netanyahu Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir e la cui base elettorale è rappresentata soprattutto dal movimento dei coloni attivo in Cisgiordania (e non solo).
Il fondamento “teologico” dei sionisti cristiani riposa su una credenza di natura escatologica: quella secondo cui l’avvento del “Regno di Dio” sulla Terra richiede come elemento preliminare l’imposizione della sovranità di Israele sulla “terra biblica”, la migrazione di tutti gli ebrei in Israele e la loro conversione al cristianesimo (!) grazie al ritorno di Cristo sulla Terra. Da ciò deriva la “necessità” per gli Stati Uniti – allo scopo di favorire l’avverarsi di questa incredibile “profezia” – di fornire ogni tipo di appoggio, anche militare, alla politica espansionista del governo israeliano.
Non solo negli USA
Il sionismo cristiano si sta diffondendo anche ben oltre gli States, facendo leva sulla crescente popolarità delle chiese evangeliche e pentecostali. Così in Brasile (dove si stima che presto pentecostali e carismatici saranno più numerosi dei cattolici), dove le chiese evangeliche hanno sostenuto l’ex presidente Bolsonaro, molto legato a Trump, ma anche in Cile, Guatemala, Venezuela, Messico e Argentina (qui soprattutto per impulso del presidente Milei, anch’egli legato a Trump). E pure in Nigeria, dove l’”apostolo” Enoch Adeboye conta su una rete di chiese con oltre 5 milioni di fedeli e progetta di estenderla: conta infatti già su avamposti in più di 110 Paesi (!).
La NAR organizza nel mondo, con le reti pentecostali e carismatiche, anche iniziative di preghiera e digiuno incentrate sul sostegno a Israele: così a Singapore, in Giappone, in Malesia, nelle Filippine, in India, ecc.
Il sonno della ragione genera mostri
E’ evidente che movimenti politici fondati su irrazionali miti religiosi dai tratti integralisti, per i quali la lotta politica è un derivato dell’inevitabile lotta del Bene contro il Male, in cui l’avversario politico è un nemico in quanto “strumento del demonio”, sono del tutto incompatibili con la democrazia. Il fatto che movimenti del genere abbiano trovato terreno fertile negli Stati Uniti, al punto da diventare il principale sostegno del Presidente e del suo partito, la dice lunga sui rischi che il sistema democratico – e i diritti conquistati in decenni di lotte delle classi più sfavorite, delle minoranze, delle donne – corre sia in quel Paese, sia in quelli che risentono della sua influenza e gli sono in vario modo legati. Il fatto poi che assurde credenze religiose rappresentino il fondamento ideologico per schierarsi al fianco di un governo come quello attuale di Israele, impegnato – anche per fini di mera sopravvivenza politica dei propri leader – nella prosecuzione di una guerra spietata e pressoché infinita, deve preoccupare chiunque sia in grado di ragionare.
Per approfondire:
https://inthesetimes.com/article/christian-zionism-evangelicals-right-wing-israel-palestine
Lo stesso articolo per chi preferisce il francese:
Le sionisme chrétien en croisade – Frederick Clarkson – Ben Lorber
Per un approfondimento sulla NAR:
https://en.wikipedia.org/wiki/New_Apostolic_Reformation
Sul sionismo cristiano in America latina:
Dario Predonzan