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Dall’archivio di Konrad: UNA RIFLESSIONE SULLE FERROVIE ITALIANE

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L’occasione mi è stata offerta da un incontro con uno dei maggiori esperti di questioni ferroviarie dalle nostre parti, il Dr. Luigi Bianchi, già dirigente commerciale delle FF.SS. sino agli anni ‘90, con esperienze acquisite in Italia e all’estero. Sono ben noti i suoi interventi sulla stampa, sempre indirizzati a rivendicare la funzione essenziale delle ferrovie nell’economia del Paese. Funzione oggi immiserita dall’attuale dirigenza delle Ferrovie, intesa unicamente al profitto attraverso la privatizzazione dei servizi, in omaggio ad una concezione tardoliberista, se così si può dire.

La conversazione con Luigi Bianchi ha fatto però perno su tre principali argomenti: la quasi esclusiva attenzione e cura rivolte alla velocità, i danni delle privatizzazioni nel settore ferroviario e dei servizi annessi, il progetto di una metropolitana leggera per Trieste, intesa come linea per passeggeri e merci, destinata a rivitalizzare il sistema ferroviario locale nel suo complesso.

L’attuale politica commerciale delle FF.SS., ha sottolineato il Dr. Bianchi, è il risultato della liquidazione del servizio commerciale proprio di un’impresa orientata al mercato. I suoi quattro pilastri erano: l’informazione, la promozione, la vendita del servizio, l’assistenza post-vendita al cliente. Tutto ciò è venuto meno con la dirigenza Moretti. Si è assistito alla creazione di una miriade di società che il gruppo FS non riesce a ricondurre all’oggetto sociale del trasporto di persone e di cose (e non soltanto di persone). Tutte queste nuove società, a capitale misto, 51% alle FF.SS. e 49% al privato, perseguono il solo fine del profitto, anche con iniziative estranee all’oggetto sociale (come ad esempio il restauro della stazione ferroviaria di Praga!).

Gran parte delle risorse disponibili sono impiegate per l’alta velocità. Ne risulta penalizzata la rete nel suo complesso, con sacrificio dei passeggeri pendolari, che rappresentano l’80% dell’utenza composta di lavoratori e studenti. E ancor più ne risente il servizio merci. In questo settore la situazione è semplicemente disastrosa, per effetto di una politica commerciale radicalmente sbagliata. Basti pensare alla progressiva eliminazione dei raccordi ferroviari a servizio dell’industria, come denunciato dall’Associazione Industriali di Udine. In questa regione esistono ben 53 raccordi industriali, ma a seguito del ritardo nella presentatione dell’offerta di servizio da parte di Trenitalia il traffico si è ridotto. Di conseguenza le tariffe d’uso dei raccordi sono state aumentate con ulteriore riduzione del traffico. Altra decisione nefasta per il traffico merci: sviluppare il movimento di soli treni completi, con l’eliminazione del trasporto di carri singoli, esattamente il contrario di quanto si fa in Europa a favore del trasporto “porta a porta”.

Il medesimo discorso si può fare, ha sottolineato il Dr. Bianchi, per quanto riguarda le stazioni ferroviarie gestite dalla società “Grandi Stazioni”, sia per quanto riguarda quelle principali delle grandi città, sia quelle gestite dalla società “100Stazioni” per quanto concerne le stazioni di secondaria importanza (fra le quali Trieste). Anche qui domina il privato e la gestione delle stazioni segue il criterio del puro profitto, senza alcun riguardo per la funzione sociale.

Ultimo argomento della nostra conversazione si è riferito alla metropolitana leggera di Trieste. Al riguardo è necessario chiarire subito un equivoco: tale infrastruttura non riguarderebbe soltanto il movimento passeggeri, ma anche quello delle merci e cioè il trasporto ferroviario nel suo complesso. Si riutilizzerebbe il tracciato della ferrovia Transalpina da Trieste Campo Marzio-Rozzol-Montebello-Rozzol Guardiela-Opicina-Monrupino-Repentabor-Nova Gorica-Gorizia. L’effetto sarebbe quello di rianimare il nodo ferroviario di Trieste in funzione sia del traffico portuale che del servizio passeggeri metropolitano transfrontaliero. Il progetto esiste, ma manca il finanziamento, che era stato previsto dalla precedente amministrazione regionale.

Alla mia mesta considerazione, da tutti lamentosamente condivisa, che non esiste alcun collegamento ferroviario fra Trieste, Slovenia e Austria nel settore passeggeri, Luigi Bianchi ha risposto che ci sarebbe la possibilità immediata di utilizzare allo scopo le Frecce dell’alta velocità nazionale fuori dal cadenzamento orario, facendo percorrere i treni dell’alta velocità da Mestre senza fermate su Trieste Centrale-Gorizia-Udine, proseguendo quindi da Udine per Pordenone-Mestre-Roma ed istituendo le opportune coincidenze a Trieste e Udine tra tale servizio e i due Paesi confinanti. Ma naturalmente occorre quella volontà politica che attualmente manca.

Sergio Franco

Tratto da Konrad n. 181 di novembre 2012

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