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Dall’archivio di Konrad: VERSO L’APOCALISSE?

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Veterinario provinciale a Varese, ho incominciato a dedicare un particolare interesse a questo fastidioso insetto, l’ape, per ragioni professionali all’inizio degli anni ottanta in coincidenza con l’ingresso in Europa, proveniente dall’estremo oriente, di una insidiosa malattia delle api: la Varroasi. Ho allestito per ragioni di studio un modesto apiario che ben presto nella sua gestione ha coinvolto tutta la famiglia: il figlio maggiore che aveva intravisto una possibilità di integrazione di reddito, mia moglie, interessata ai problemi ecologici, ora li viveva direttamente attraverso la constatazione dei benefici che l’ape arrecava al suo orto biologico; il sottoscritto poteva direttamente approfondire la conoscenza di questo insetto sociale, del suo rapporto con il territorio e del suo inimitabile adattamento all’ambiente nei confronti del quale, nell’arco di millenni, si è naturalmente selezionato dando origine a numerose razze e queste a loro volta a numerosissimi ecotipi differenziati tra di loro per importanti caratteristiche morfologiche, funzionali ed etologiche. L’ape ed i suoi prodotti sanno sollecitare tante curiosità e diversificati interessi di natura culturale e dare importanti insegnamenti utili alla vita di ogni giorno come quelli relativi al comportamento alimentare attraverso una più approfondita conoscenza del potere nutrizionale del miele e dei suoi quasi sconosciuti benefici effetti sul nostro sistema nervoso, dimostrandosi strumento prezioso per l’educazione ambientale ed alimentare. Il miele è il più noto ma non il solo dono che l’ape riesce a darci, oltre ad esso si possono citare preziosi medicamenti conosciuti già nell’antico Egitto ed ora sempre più utilizzati: il suo veleno, efficacie antireumatico ed il propoli che associato al miele costituisce un rimedio talvolta miracoloso nella cura delle piaghe torpide di difficile cicatrizzazione. Ma l’ape costituisce l’anello più importante della catena alimentare per l’uomo e per la maggioranza degli altri animali. Un patto che dura milioni e milioni di anni tra l’ape ed i fiori il fiore attira l’ape con i suoi profumi ed i suoi colori, le dona abbondante cibo: nettare e polline; trasportando il polline da fiore in fiore li feconda, così mediante la produzione di frutti, semi e foraggi, da cui traggono sostentamento gli animali erbivori, carnivori ed anche noi uomini, si rinnova e perpetua la vita. Essa è alla base di tutto l’equilibrio ambientale. Einstein profetizzò: con la scomparsa dell’ultima ape sparirà il genere umano! Sentinella ecologica inascoltata e per di più sottoposta a continue ed indicibili insidie ed ingiurie: da tempo lancia i segnali di sofferenza del nostro pianeta, tra l’indifferenza generale anche degli addetti e tecnici delle produzioni agricole.

Mutamenti climatici, siccità; grave è stata anche quella che ha colpito la nostra regione nel 2003 e nel 2008 sempre nella nostra regione ancor più gravi le perdite del patrimonio apistico a causa dell’impiego di prodotti, estremamente dannosi per le api anche in dose infinitesima, utilizzati a protezione dei semi di mais; in certe plaghe le perdite hanno raggiunto il 100% del patrimonio apistico esistente. Concorrono ancora ad insidiare le nostre api pesticidi, insetticidi, diserbanti, e da ogni parte del pianeta giungono segnali di allarme sempre più inquietanti. A tutto ciò si aggiunge l’imprudente uso negli scambi internazionali di materiale apistico attraverso i quali sono state introdotte e diffuse malattie sconosciute alle nostre api europee. E così come da anni avviene nella zootecnia avanzata, e nelle imprese agronomiche a conduzione industriale, anche in apicoltura si tende a privilegiare l’utilizzo di alcune razze scelte per la loro capacità produttiva, sottoponendole a selezioni artificiali spinte anche attraverso la tecnica della fecondazione strumentale per diffonderle, distribuendole anche per posta, in modo indiscriminato e disinvolto dalle loro regioni d’origine in tutti gli angoli del pianeta, dalla Nuova Zelanda ed all’estremo Oriente, al Canada ove, nei mesi invernali, vengono addirittura conservate in ambienti climatizzati per essere mese a libera pratica nella successiva primavera. Si soppiantano così le razze locali e si dà origine a nuove razze con violente intrusioni genetiche, così come successo con una razza di ape africana introdotta nelle Americhe che incrociata con quelle europee precedentemente importate, ha generato l’ape killer. Nel nostro territorio opera un ibrido tra la ligustica-italiana e la carnica – austroslovena: un ecotipo perfettamente adattato da sempre al difficile clima del Carso. “Sa volare solo lui anche con la bora”; ad esso i nostri apicoltori spero si siano affezionati e si impegnino a proteggerlo e tutelarlo anche in futuro.

Livio Dorigo

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Tratto da Konrad numero 145 di aprile 2009.

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