Da sempre Konrad ha un occhio di riguardo per l’arte, ancora di più per i pochi cantautori che Trieste cerca sempre di evitare, eludere, più o meno inconsciamente anche boicottare (all’incontrario di ciò che fa con i poeti, in grandissima sovrabbondanza): per cui, in occasione dell’uscita del suo nuovo album (Arie, 2025), intervistiamo Adriano Doronzo, come in precedenza ha fatto il nostro ex direttore Luciano Comida sul Konrad n° 154 del marzo 2010, per il suo quinto album (Favole colorate), e come già ho fatto io sul Konrad n° 226 del maggio 2017 all’uscita del suo settimo album La penultima vita.
Qui potete trovare alcune sue informazioni.
Buona lettura, ma soprattutto, buon ascolto.
Caro Adriano, ho ascoltato con molta curiosità e poi sempre più interesse il tuo ultimo album e ci sento tutto te: oltre alla tua voce, c’è il tuo stile. Le canzoni di questo tuo ultimo album (Arie) si rifanno, più o meno esplicitamente, ai grandi della canzone italiana (echi di Fossati, De André, Testa, Dalla, per citare solo i primi che mi sono venuti in mente al primo ascolto). Trovo inoltre delle contaminazioni melodiche sudamericane ma anche, e qua forse sono io che esagero, a certe melodie dello Zecchino d’oro…
E quindi, comincerei proprio da qua; quali sono i tuoi maestri, quali i tuoi riferimenti musicali?
Direi De André e De Gregori e pure Vecchioni ci metterei, per quanto riguarda le contaminazioni… Beh, vado spesso in Brasile ultimamente. Zecchino d’oro? Immagino ti riferisci a Fine dei colori, ho scelto apposta un ritmo da filastrocca per bambini, ma è dedicata agli “adulti bambini” ma so che non è di facile comprensione.
Sì, lo Zecchino d’oro l’ho tirato in ballo proprio per quello (che non sminuisce minimamente il brano, era solo un richiamo, un confronto); inoltre, se ho capito bene, non è che il testo non sia di facile comprensione ma più che altro ha un doppio livello, giusto?
Sì, esatto, ha un doppio livello. Pensa al traffico di pensieri che un essere umano ha in testa, ognuno di questi pensieri emette un grado vibrazionale diverso… e alle volte si perdono…
E comunque, mi pare proprio che tu abbia una predilezione naturale, una predisposizione a percepire con i colori (penso anche al tuo Favole colorate, del 2009) e a “usarli” non solo figurativamente ma anche simbolicamente…
Sì, trovo che siano un buon strumento di metafora; ma come ti ho detto prima lascio lavorare l’inconscio anche perché lui sa cose che io ancora non so.
I tuoi testi sono molto chiari, cristallini alle volte: conoscendoti è una delle tue cifre, una scelta che ti contraddistingue…
Per i testi lavora solo il mio inconscio, io controllo soltanto che non siano troppo banali…

Domanda eterna e banalotta che però dice sembra qualcosa dell’artista: scrivi prima il testo e poi la musica o viceversa?
Dipende, alle volte nasce dall’urgenza di dire qualcosa, altre volte da un passaggio da un accordo ad un altro mentre gioco con la chitarra.
L’album ha solo sette canzoni (l’ultima per di più ha un sottotitolo che la riduce a “mezza canzone”) e uno forse vorrebbe ascoltarne altre: l’ispirazione era finita o il concept si concludeva così?
No, non è finita l’ispirazione: sentivo il bisogno di leggerezza e semplicità, da qui il titolo dell’album e la mezza canzone alla fine. Ringrazio il mio arrangiatore Sergio Sdraule per le sonorità scelte.
So che a breve avrai la presentazione ufficiale di Arie: puoi dire ai lettori del Konrad dove e quando avverrà?
Il CD sarà presentato il 6 giugno alle 18 nello studio di Radio Dimensione Europa in via Tarabocchia. Con me ci sarà Maxino e Roberto Dedenaro. Sarà una diretta in streaming con non più di una ventina di persone come pubblico.

Bene, non rimane altro che ascoltarti (prima in cuffia e poi dal vivo) e augurarti di essere riconosciuto seriamente da questa città che maltratta praticamente ogni artista (di ogni arte!), perché fuori un po’ lo sei già (come sta accadendo per una tua vecchia canzone che hai ri-arrangiato, Verso sera d’estate…).
Verso sera d’estate per me è una soddisfazione personale. Questo singolo uscito in questi giorni, che ho ricantato e che è stato arrangiato da Sergio Sdraule, verrà trasmesso per un mese in centinaia di Radio sparse per la penisola, e pensa che 30 anni fa una major discografica mi chiese la canzone per darla a Loredana Bertè, ma allora ero un idealista…e naturalmente rifiutai!!
Riccardo Redivo