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Dal romanzo all’Oscar: un viaggio nel grottesco dentro Poor Things di Alasdair Gray

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Poor Things di Yorgos Lanthimos è stato un film che ha incantato pubblico e critica, vincendo tutti i premi possibili negli ultimi mesi: ha conquistato quattro premi Oscar, oltre ad altri riconoscimenti come il Leone d’Oro, il BAFTA, il Golden Globe e il Critics Choice Movie Award. Un successo globale, soprattutto per una produzione indipendente, che ha dato nuova vita anche al romanzo da cui è tratto, ambientato nella Scozia vittoriana, arricchito da una trama intricata e personaggi grotteschi.

Poor Things è dunque anche uno dei romanzi più famosi dell’autore scozzese Alasdair Gray, pubblicato per la prima volta nel 1992 in lingua originale. La prima edizione italiana è del 1994 a cura di Marcos y Marcos e si intitola Poveracci!; l’edizione successiva, sempre per l’editore milanese, portava il titolo Vita e misteri della prima donna medico d’Inghilterra. Nel 2023, è stata pubblicata nel catalogo della casa editrice Safarà, che lo ha intitolato Povere creature! nella traduzione a cura di Sara Caraffini.

Il libro, accompagnato dalle illustrazioni del suo autore, è un’opera audace e sopra le righe, che mescola elementi del romanzo gotico a satira sociale. Ambientata nella Scozia del XIX secolo, la trama segue le vicende di Bella Baxter, una giovane donna riportata in vita da un medico eccentrico e ambiguo, Godwin Baxter. Godwin è un alternativo dottor Frankenstein che cerca una compagna di vita: questo il punto di partenza per una storia che si snoda attraverso una serie di eventi inusuali e stravaganti, che coinvolgono sfaccettati e colorati, e situazioni paradossali. Nella pagina di Gray si trovano richiami alla letteratura classica inglese, da Frankenstein ad Alice nel paese delle meraviglie, sia per la storia che per le scelte linguistiche e i giochi di parole che ci accompagnano per tutto il libro.

La forma narrativa del libro è un resoconto fittizio del caso medico di Bella Baxter, ricostruito attraverso lettere, testimonianze, diari, e viene trattata dall’autore come se fosse una vicenda realmente accaduta. In questo libro si respira un’atmosfera di incertezza tipica di quando si incontra un narratore inaffidabile, e la sensazione che il lettore ha per tutte le pagine del libro lo conferma.

Alasdair Gray ha un modo affascinante di intrecciare satira sociale, comicità sottile e temi complessi come l’identità, la vita, la morte, il potere e la libertà individuale, all’interno di una trama avvincente e in cui sembra poter succedere di tutto. E soprattutto, anche se non è la prima interpretazione che si dà alla storia, questo è un racconto che parla di indipendenza femminile, di come le donne erano costrette a vivere nell’Ottocento, a quello che potevano e non potevano fare. Bella Baxter incarna una seconda possibilità di autodeterminazione: se in una vita non ha potuto scegliere il suo destino, nella sua seconda occasione ottiene quella rivincita che le permette di scegliere di fare quello che vuole con la sua vita e il suo corpo.

Sebbene Povere creature! sia una lettura appassionante e quasi unica nel suo genere, è difficile non notare come il film tratto dal romanzo, con la straordinaria interpretazione di Emma Stone e una fotografia mozzafiato, riesca a trasporre in modo magistrale l’atmosfera e la complessità della storia di Gray. La pellicola ha una potenza visiva che diventa il suo punto di forza, e secondo me può essere considerato uno dei rari casi in cui l’adattamento cinematografico supera il libro originale. Anche se poi in fin dei conti la storia prende direzioni diverse dal libro, e la trasposizione assume sfumature di follia più accentuate rispetto al romanzo: punta molto sulla parte assurda piuttosto che sul contatto con la realtà che percepiamo nel libro.

Poor Things, per questi motivi, si presenta come una vera scoperta, offrendo una riflessione su temi universali, con una trama avvincente e personaggi bizzarri e peculiari. Pur essendo il film notevole per la sua presentazione visiva, entrambe le opere meritano di essere celebrate per le loro qualità uniche e complementari.

Giorgia Chiaro

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