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Tornare al gas russo? Anche no, serve ben altro e con urgenza

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Nel vortice della crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran e dal blocco dello stretto di Hormuz, si sono moltiplicate le voci (attive da anni, in verità) che reclamano la ripresa delle importazioni di gas dalla Russia in Italia.

Oltre ai soliti personaggi filo Putin – tra cui molti sedicenti “progressisti” – che infestano i media ed i social, si distinguono in queste invocazioni/lamentazioni il ministro Matteo Salvini (da sempre, com’è noto, la Lega è “vicina” al regime putiniano), ma anche leader dell’opposizione come il 5s Giuseppe Conte e soprattutto l’ad dell’ENI, Claudio Descalzi, cioè il vero deus ex machina della politica energetica italiana.

Se gli auspici di costoro si concretizzassero, però, si tratterebbe di un gravissimo errore, come lo sarebbe (lo sarà? lo è già?) la riduzione delle accise sui carburanti. Lo spiega bene l’articolo di Monica Frassoni linkato qui sotto

 

https://www.renewablematter.eu/gas-russo-rinnovabili-accise-italia-continua-curare-sintomo-invece-malattia

 

Quindi il gas russo, oltre a non poterci arrivare per insufficienza di infrastrutture, non potrebbe neppure abbassare le bollette degli italiani.

 

Importare dai regimi guerrafondai? O aiutare gli italiani che ne hanno più bisogno?

 

Senza contare, ovviamente, che i proventi dell’eventuale acquisto andrebbero a finanziare gli oligarchi russi e la politica aggressiva del regime di Mosca. Argomento, questo, che – mutatis mutandis – andrebbe tenuto presente anche per le importazioni di gas e petrolio da altri regimi autoritari e bellicisti: EAU, Iran, Arabia Saudita, ecc..

Mentre con le centinaia di milioni di Euro destinati al taglio delle accise – di cui ovviamente beneficerebbero tutti i consumatori, compresi i ricchi… – si potrebbero/dovrebbero piuttosto finanziare interventi strutturali di riduzione dei consumi, a beneficio dell’ambiente ed a favore soprattutto di chi si trova in condizioni di povertà energetica.

Una cosa, detto per inciso, che sarebbe stato bene fare anche con il famigerato bonus del 110%, evitando di finanziare le ristrutturazioni di ville e villette.

 

Gas = bollette elettriche alle stelle

 

Fondamentale è perciò diminuire quanto prima la dipendenza del nostro Paese dal gas, pressoché totalmente importato, che incide in misura determinante anche sui prezzi dell’energia elettrica e che ci penalizza rispetto agli altri Paesi europei, come spiegano gli articoli qui sotto

 

 

 

Naturalmente, per ridurre le importazioni di gas e petrolio sono necessarie strategie e scelte chiare e coerenti, che tengano insieme la tutela degli interessi dei cittadini e quella dell’ambiente. Il che significa investire in interventi di efficienza energetica e sviluppare le fonti rinnovabili: in primis solare fotovoltaico ed eolico on shore e off shore, senza dimenticare l’idroelettrico.

Cosa che purtroppo – ma c’era da aspettarselo, no? – il nostro Governo non fa, perduto dietro il mito del ritorno al nucleare (quello “pulito” naturalmente… ma sarà il caso di riparlarne). Intanto però anche amministrazioni “progressiste”, come ad esempio quella della Regione Sardegna, remano nella direzione sbagliata, favorendo le infrastrutture per il gas ed ostacolando in ogni modo gli impianti a rinnovabili (v. articolo qui sotto, l’ultimo di una lunga serie)

 

 

Del resto oltre alle “classiche” rinnovabili basate su sole, vento e acqua, prospettive molto interessanti si aprono per una fonte nota da tempo, che grazie a nuove tecnologie può rapidamente moltiplicare il proprio potenziale a costi competitivi (sempre che i vertici della UE non preferiscano seguire le sirene dei nuclearisti…).

Si tratta della geotermia, come dimostra lo studio linkato qui sotto, riassunto nell’articolo del Sole 24 ore

 

 

https://www.ilsole24ore.com/art/corre-geotermia-avanzata-ma-ue-sottovaluta-potenziale-AIEYm7MC

 

Insomma, la transizione energetica e la conseguente decarbonizzazione dell’economia (cioè la sostituzione dei combustibili fossili, tutti a base di carbonio ed emettitori di CO2) sono la cosa giusta da fare, e presto, per un’infinità di ragioni ambientali, sociali,  economiche ed anche politiche (basta finanziare i guerrafondai!).

Si è già perso troppo tempo, ma la “crisi di Hormuz” fornisce l’occasione per scuotersi dall’inerzia e muoversi finalmente nella direzione giusta.

Peccato ci sia ancora chi, come la Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ed il Governo, ritiene che la decarbonizzazione si faccia – come a Monfalcone – sostituendo una centrale a carbone con una a gas…

 

 

Dario Predonzan  

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