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Dall’archivio di Konrad: Risparmio a lungo termine!

Sono passati ormai quasi tre anni da quando la certificazione energetica degli edifici e diventata obbligatoria, ma probabilmente pochi sanno effettivamente cos’è e qual è il suo scopo. Coloro che hanno deciso di vendere il proprio immobile la conoscono già, perché si sono dovuti rivolgere ad un tecnico qualificato per far valutare l’efficienza energetica della propria abitazione. Molti altri invece non ne hanno mai sentito parlare.

Probabilmente però, per gli uni e per gli altri l’Attestato di Certificazione Energetica – chiamato anche ACE – resta un documento indecifrabile, di cui si ignora l’utilità.

A confondere ulteriormente le idee dei cittadini del Friuli-Venezia Giulia, alla certificazione energetica si è affiancata quella ambientale (VEA), seppur limitata a certe categorie di edifici e obbligatoria solo per alcuni | specifici casi. Senza voler indagare a fondo sui vari argomenti che vengono presi in considerazione dalla VEA, ci soffermiamo sull’aspetto puramente energetico degli edifici e su come leggere e interpretare le varie classi che vengono ad essi assegnate. Infatti, almeno per il momento, per le compravendite e le locazioni è obbligatorio unicamente l’attestato di Certificazione Energetica previsto dalla normativa nazionale, anche se potrebbe darsi che in futuro l’applicazione della VEA venga estesa pure a questo ambito.

L’ACE è essenzialmente uno strumento promozionale che indirizza il potenziale acquirente verso un’edilizia energicamente efficiente. Oltre a informare sull’effettivo consumo di energia necessaria per i riscaldamento e la produzione dell’acqua calda sanitaria, l’attestato deve obbligatoriamente fornite precise informazioni in merito alle opere da effettuare sull’edificio esistente per aumentare l’efficienza energetica e permettere allo stesso di rientrare in una classe migliore. Tali indicazioni non possono comprensibilmente essere le medesime per tutti gli edifici, perché questi ultimi variano notevolmente in funzione di vari fattori, come l’età, la tipologia costruttiva, lo stato di conservazione, ecc. Per incentivare i miglioramento energetico degli edifici, i costi di tali opere devono essere ammortizzati in meno di dieci anni. La durata di questo periodo, assieme alla riduzione dei consumi e alla precisa indicazione degli interventi di miglioramento, devono essere chiaramente indicati nell’attestato.

L’indicazione principale da fornire è comunque quella del consumo dell’edificio allo stato attuale, che viene calcolato in base a specifici parametri per rendere la valutazione il più oggettiva possibile e svincolata dall’effettivo utilizzo dell’immobile. In caso contrario la valutazione del reale consumo di combustibile, la cosiddetta diagnosi energetica che pure si calcola per altri scopi, rimarrebbe una pura indicazione soggettiva senza alcun valore. Pensiamo ad esempio alle grandi differenze di consumo tra chi è spesso assente per lavoro, e quindi mantiene la temperatura degli ambienti al minimo, e chi invece ha in casa un neonato o una persona anziana, e quindi riscalda di più soprattutto determinate stanze.

Per definire il consumo di energia viene utilizzato l’indice di Prestazione Energetica EP, definito come il rapporto tra il fabbisogno di energia primaria dell’edificio e la sua superficie di pavimento, e viene espresso in kWh/m anno. La conoscenza di questo valore non permette di classificare l’edificio in una classe piuttosto che in un’altra, perché le cassi energetiche non sono state definite stabilendo un range di valori fissi, ma variano a seconda della forma dell’edificio, e più precisamente in base al rapporto fra le superfici disperdenti e il volume, e in base alla zona climatica in cui l’edificio è situato. In altre parole, spesso ci troviamo di fronte a dei paradossi, perché può succedere che un edificio in classe B risulti avere un fabbisogno di energia per i riscaldamento maggiore di uno in classe E. Incitare l’EP considera solo una parte dei consumi dell’edificio, in quanto esclude quella fomite da fonti rinnovabili. Confrontando due edifici in classe A, la spesa per riscaldamento potrebbe quindi variare notevolmente. L’indice di energia primaria – ossia proveniente da fonti fossili – è necessario per valutare la quantità delle emissioni di CO2 in atmosfera, ma ha dei limiti nel rappresentare l’effettiva qualità energetica di un edificio e il risparmio sui consumi.

E quindi fondamentale saper leggere e interpretare L’Attestato di Certificazione Energetica, anche perché dal 1 gennaio 2012 è diventato obbligatorio indicare l’indice EP negli annunci di compravendita, e non unicamente la classe energetica come molte agenzie si limitano a fare. E comprensibile che molti percepiscano la certificazione energetica come un fastidioso obbligo, soprattutto se non ne capiscono l’utilità, ma sarebbe opportuno cominciare a leggere cercando di comprenderne il significato, per meglio valutare l’acquisto di un immobile e capire se veramente stiamo facendo un investimento a lungo termine o se invece non stiamo per combinare un buon affare.

Non è da sottovalutare inoltre il benessere che edifici efficienti dal punto di vista energetico possono garantire agli occupanti. E necessario però prestare la massima attenzione, perché la sola appartenenza ad una classe elevata non è automaticamente sinonimo di qualità. Per assurdo un container riscaldato da una stufetta elettrica alimentata da un pannello fotovoltaico ricadrebbe in classe A, ma certamente non ci fornirebbe il minimo comfort abitativo. Quello di cui veramente abbiamo bisogno sono un’attenta progettazione del nostro edificio, l’utilizzo delle più innovative tecnologie ed un’esecuzione accurata. Anche a questo sarebbe dovuto servire l’Attestato di Certificazione Energetica, ma purtroppo ciò non era tra le finalità della legge che l’ha istituito. Se poi il legislatore sia riuscito a soddisfare almeno la finalità che si è espressamente proposto, ossia fornire informazioni sulla qualità energetica degli immobili con uno strumento di chiara ed immediata comprensione, credo che ognuno di noi possa trarre le sue conclusioni.

Barbara Zetko

Tratto da Konrad n. 175 edizione Aprile 2012

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