Iniziato il processo di destalinizzazione nel 1956 con il Rapporto segreto di Chruščëv al XX Congresso del Pcus, fu Aleksandr Solženicyn nel 1962 con Una Giornata di Ivan Denisovič a rivelare per primo la repressione, l’orrore dei campi di concentramento sotto Stalin in Unione Sovietica. I tre volumi di Arcipelago Gulag, le centinaia di prigioni e di campi di concentramento nell’immensa Unione Sovietica, con le testimonianze delle vittime e la propria esperienza di detenuto, verranno pubblicati a Parigi nel 1973. L’anno dopo Solženicyn fu arrestato e costretto all’esilio.
Nel periodo del disgelo chruščëviano Eduard Samuilovič Kuznecov inizia la sua attività letteraria collaborando con riviste clandestine (samizdat). Verrà arrestato nel 1961 e condannato a sette anni di carcere duro per propaganda antisovietica. Scontata la condanna e trascorsi pochi mesi in libertà verrà nuovamente arrestato nel 1970 con l’accusa di alto tradimento della patria per aver tentato con un gruppo di ebrei russi dissidenti di dirottare un aereo e fuggire in Israele. Verrà condannato a morte; gli appelli, le pressioni internazionali ridurranno la sentenza a quindici anni di reclusione in lager a regime speciale.
Liberato nel 1979 Kuznecov ripara in Israele, «io considero mia patria Israele, mentre la Russia è per me sinonimo di prigione […]Mi considero cittadino dello Stato di Israele e tale sono non soltanto per coscienza, appartenenza etnica e concezione del mondo, ma anche di fatto. Chiedo…di essere formalmente privato della cittadinanza sovietica».
In Parole trafugate. Diari clandestini dalla Russia (1970-1971) (Guerini e Associati, Milano, 2023), Eduard Samuilovič Kuznecov descrive le degradanti, inumane condizioni di vita nei lager al tempo di Brežnev: «il freddo, il caldo, l’afa, la mancanza di spazio, il bugliolo, i capi e, naturalmente, la fame». Le minacce di fucilazione durante il processo, i comportamenti arbitrari delle le autorità carcerarie, le ripetute punizioni, il lavoro pesante, i compagni di cella aggressivi, le aringhe rancide, la mancanza di uno spazio dove ritirarsi: il gulag è tormento.
E lo è tanto più per gli ebrei per il diffuso antisemitismo nella società russa. «In particolare perché i russofili di qualsiasi rango… considerano loro patriottico dovere lottare contro il sionismo (da loro inteso nel senso di «congiura dei savi di Sion”) anche mediante delazioni. Per compagni di cella tutto è in mano degli ebrei, anche Brežnev e Kosygin sono ebrei».
Scritti di nascosto fra il 1970 e il 1971 nel Lager speciale n. 10 in Mordovia, i Diari rimangono una lettura attuale nella Russia del nuovo millennio per le gravi violazioni dei diritti umani, i crimini di guerra, i casi di tortura, i processi iniqui, gli arresti di attivisti pacifici e giornalisti indipendenti.
Kuznecov decide di lasciare l’Urss per l’impossibilità di riformare un sistema di potere dispotico e repressivo che risale a Ivan il Terribile e Pietro il Grande; la rivoluzione del 1917 è stata una disvoluzione. «Io considero il potere sovietico [e aggiungiamo noi, anche se con minor pessimismo, quello attuale putiniano] erede legittimo di questi due governanti russi».
I diritti garantiti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che l’Urss ha ratificato, non vengono rispettati. «Rientrano in questo novero gli articoli 13 [diritto di libertà di movimento], 14 [diritto di asilo] e 15 [diritto alla nazionalità]. Mi sono deciso a fuggire all’estero in seguito al fatto che i miei diritti sono stati calpestati in modo lampante. È stato un atto dovuto alla disperazione».
Il suo sacrificio non sarà inutile, il clamore internazionale sollevato dal caso indurrà le autorità a rilasciare a ebrei migliaia di visti per emigrare.
Giuliano Prandini