Dovrebbero leggerlo tutti: governanti e legislatori in primis, per capire qual è la situazione e dove bisogna intervenire, ma anche i cittadini, per avere una visione chiara dei problemi e poter quindi valutare se quel che fanno – o non fanno – governanti e legislatori, vada nella direzione giusta oppure in quella sbagliata. E dopo aver valutato, regolarsi di conseguenza, al momento del voto…
Il documento tanto importante per tutti è il Rapporto “L’ambiente in Europa 2025”, divulgato a fine settembre dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA, oppure EEA con l’acronimo inglese).
Redatto ogni cinque anni, il Rapporto 2025 traccia un quadro in chiaroscuro della situazione ambientale nella UE.
La panoramica prende in considerazione quattro blocchi di temi: biodiversità ed ecosistemi, cambiamento climatico, ambiente e salute umana, economia circolare. Tutti settori nei quali l’Unione Europea è intervenuta fin dai decenni scorsi producendo apparati normativi (Direttive e Regolamenti, accompagnati da linee di finanziamento ad hoc) e definendo gli obiettivi da raggiungere.
“L’Unione Europea deve accelerare le proprie ambizioni in materia di clima e ambiente” – ha commentato Teresa Ribera, vicepresidente della Commissione UE – perché se “progressi significativi sono stati fatti per la riduzione delle emissioni di gas serra e degli inquinanti atmosferici, lo stato generale dell’ambiente non è buono, in particolare quello della natura, che continua a degradarsi per il sovrasfruttamento e la perdita di biodiversità”.

In effetti, più del 60% delle specie e l’80% degli habitat naturali in Europa sono degradati, l’acqua scarseggia sempre più e tutto fa prevedere che la situazione – senza una correzione di rotta – continuerà a deteriorarsi. Anche perché il riscaldamento climatico è due volte più rapido in Europa rispetto al resto del Pianeta.
Non a caso, le catastrofi naturali si intensificano e tra queste le ondate di calore: si calcolano in Europa 70 mila decessi legati al caldo nel 2022. Quanto alle inondazioni, il 12% della popolazione UE vive in zone esondabili, dove hanno sede l’11% delle strutture sanitarie ed il 15% degli impianti industriali.
Gli eventi meteorologici estremi comportano anche enormi costi economici: quelli del 2025 (e l’anno non è ancora finito…) sono già costati 43 miliardi di euro al complesso dei Paesi UE (di cui 12 miliardi all’Italia), ma il conto è di 738 miliardi di euro se si considera il periodo 1980 – 2023.
Se da un lato – spiega il Rapporto dell’AEA – sono state ridotte, grazie all’applicazione delle normative europee, le emissioni di inquinanti atmosferici “classici” (polveri sottili, ossidi di azoto, idrocarburi policiclici, ecc.), tanto che tra il 2005 ed il 2022 sono diminuite del 45% le morti premature per l’inquinamento da polveri sottili, non di meno il 10% delle morti premature in Europa sono dovute all’esposizione all’inquinamento dell’aria, delle acque, del suolo e ai prodotti chimici nocivi.
Il degrado dell’ambiente naturale e della biodiversità rimane comunque l’aspetto più preoccupante, poiché minaccia anche la sovranità alimentare del continente: basti pensare alla strage degli insetti impollinatori (api e non solo), dovuta all’abuso di insetticidi e pesticidi in agricoltura.
La UE vanta risultati importanti nella lotta ai cambiamenti climatici, soprattutto grazie alla decarbonizzazione trainata dall’incremento delle fonti rinnovabili di energia (l’obiettivo di ridurre del 55%, rispetto al 1990, le emissioni climalteranti entro il 2030 è alla portata), ma fa registrare gravi incertezze e passi indietro in altri campi. Le sfilate di trattori nell’inverno 2024, fomentate da forze politiche “sovraniste”, hanno bloccato i progetti per la riduzione dell’uso dei pesticidi e la tutela della biodiversità in agricoltura. La UE sta poi subendo pressioni crescenti di politici (in prima fila gli italiani…), ostili a normative ambientali per il parco automobilistico (ad es. il divieto di produrre auto con motori a combustione entro il 2035). Si aggiunga la fascinazione di tanti in Europa per il “re dei negazionisti climatici”, nonché nemico di ogni normativa ambientale, diventato presidente degli Stati Uniti…
L’ambiente in Europa 2025 (AEA)
https://www.qualenergia.it/articoli/questestate-cambiamento-climatico-costato-ue-43-miliardi/
Dario Predonzan