Tutte le volte che arriva qualcuno da fuori città mi trovo, spesso mio malgrado, a diventare una improbabile guida turistica, cammino per i vicoli e le strade, e provo a prestare i miei occhi innamorati agli amici forestieri, indicando dettagli e raccontando aneddoti.
Poi arriva la domanda, puntuale, sempre, perché ‘se la gente sa, e lo sa, che fai teatro’ alla fine te lo chiede: «Com’è il teatro a Trieste?» I miei occhi si illuminano, e dico: «Di che teatro volete che vi parli? Di quello visibile o di quello invisibile?».
A questa affermazione mi si guarda perplessi.
Così li faccio camminare e inizio a indicare portoni, garage, edifici.
«Lì c’era un teatro. Lì c’è un cinema ma è chiuso. Lì c’era una sala ma ci hanno fatto una palestra. Lì c’era un auditorium, ora è abbandonato. Lì sotto hanno fatto un parcheggio. Lì c’era una sala da mille posti e ora c’è un enorme spazio vuoto» e il triste elenco cimiteriale dei ‘non luoghi’, dei ‘non teatri’ potrebbe continuare ancora a lungo.
Mi fermo, perché vedo negli occhi dei forestieri una nota di malinconia, e invece no, c’è comunque da essere allegri, non siamo mica morti! Il teatro a Trieste è vivo e lotta insieme a noi! Riprendo con slancio: «Però ci sono anche teatri ancora vivi, anzi, più vivi che mai. C’è il Teatro Lirico Giuseppe Verdi, con la sua prima alzata di sipario nel 1801, un sipario che non si è mai chiuso fino a oggi. La nostra piccola Scala. C’è il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, per gli amici, Il Rossetti, che con la sua sala da 1500 posti ospita alcuni degli spettacoli più prestigiosi del panorama internazionale, e poi c’è il Teatro Orazio Bobbio, storicamente La Contrada, un teatro nato dagli attori e per gli attori, grandi nomi e spettacoli brillanti, e poi c’è il Teatro Stabile Sloveno-Slovensko stalno gledališče, con spettacoli in lingua slovena, ma sopratitolati in italiano, perché la cultura è di tutti e lì ce n’è tanta. C’è Il Teatro Miela, il teatro in-stabile, con una delle programmazioni più varie mai viste. E c’è Hangar Teatri, l’ultimo nato, recuperato da una vecchia carrozzeria da un gruppo di giovani visionari».
Insomma, c’è ancora speranza. E tanti altri luoghi potrebbero essere recuperati, perché la sfida più grande del nostro tempo è quello di tornare a fare cultura, teatro, arte, musica, danza. Di riprenderci i luoghi che ci appartengono, di combattere l’abbandono e cominciare una nuova rivoluzione.
Gioia Battista
Tratto da Konrad 241 di aprile 2025