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ALBERO SONORO: Imparare ad amare

Un brusio di fondo ci insegue ogni giorno; non solo il traffico, non solo la vita urbana e di appartamento, ma ahimè anche la musica lo alimenta. Un ronzio costante che annebbia una noia di fondo forse, un vuoto sociale, comunque sia, guidando un’auto, spingendo un carrello della spesa o seduti dal parrucchiere, possiamo star certi che in sottofondo ci sarà sempre della musica. I timbri di voce si standardizzano, così come gli strumenti hanno già fatto tanto tempo fa, i testi trattano temi costanti e usano parole superficiali, e la musica si costituisce così come elemento intrusivo nelle nostre vite, allontanandosi sempre più dalla sua dimensione intima e di espressione.
Da qui la ricerca di percorsi educativi atti a ristabilire un legame sentimentale con la musica, perché è di questo che si tratta: di una storia d’amore che nei secoli è stata raccontata in tanti modi, con voci stonate e dissonanti, con strumenti poveri o preziosi, soltanto con il corpo, soltanto con i suoni.

Albero Sonoro, la rubrica che state leggendo, è in realtà il resoconto di un atelier musicale aperto a bimbi dai 3 anni in su, e offre esperienze di apprendimento che coniugano percorsi esperienziali in natura, laboratori sensoriali di gruppo e incontri individuali incentrati sull’ascolto del bimbo e delle sue propensioni musicali e sull’apprendimento della pratica musicale. Il cuore del progetto risiede in una incessante ricerca sulla musica, sui suoi benefici sulla crescita del bambino e su i suoi legami con la natura. La dimensione di atelier ci permette di fondare  l’apprendimento musicale su un approccio spontaneo del bambino nei confronti dei suoni e della musica, distribuito e differenziato nel tempo e nello spazio, in un’ottica di evoluzione al passo col bimbo. Nel corso della sua crescita, uno strumento musicale – la musica in generale – può infatti rappresentare tanti universi per un bambino: può diventare il suo amico più intimo, a cui confessa emozioni che non saprebbe ancora esprimere, può essere un nonno che insegna la pazienza, la costanza, l’affetto per le azioni semplici della vita, può trasformarsi in una madre disposta ad ascoltare il proprio figlio anche quando sta urlando o singhiozzando, può essere un’idea di se stesso nel mondo, nel tempo.

Col bambino il professore deve comunicare soprattutto l’amore per la musica di cui il violino è solo una delle molteplici espressioni. Deve sviluppare nell’allievo il suo gusto per i suoni, fargli riconoscere i rumori della natura, i rumori concreti, i timbri di ogni strumento: tutto questo entra in un investimento pedagogico a lungo termine, crea innanzi tutto un’atmosfera calda, musicale.
– Il violino interiore, Dominique Hoppenot

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Uno dei percorsi che abbiamo più a cuore lo abbiamo intitolato Musica del Selvatico. Questo progetto propone ai bambini del territorio triestino un ciclo di esperienze in natura volte all’acquisizione di una maggiore consapevolezza dei suoni che li circondano, delle proprie potenzialità sonore e dell’impatto che ha l’udito nella vita quotidiana. Le attività nascono come riformulazione per un pubblico infantile degli esercizi proposti dal compositore canadese – nonché fondatore del concetto di “paesaggio sonoro” – Edmund Murray Schafer e si tratta di giochi di esplorazione e immersione nei suoni dell’ambiente naturale prescelto.
Il progetto esplora infatti diverse realtà naturali (il bosco, la costa, la città e il parco urbano) seguendo i cicli stagionali che meglio predispongono uno specifico spazio alla sua esplorazione. [al momento siamo in campo sulla costa!]
Proprio la fascia d’età a cui si rivolge Musica del Selvatico (3 – 10 anni) implica inoltre che, oltre al contatto coi suoni del proprio territorio, ci siano altre aree d’apprendimento coinvolte e guidate proprio dall’udito, come: senso-percettività, organizzazione spaziale e temporale, gestione del movimento, postura ed equilibrio, schemi motori e abilità relazionali.


In Schafer il paesaggio sonoro è letto in chiave fortemente estetica, «mira cioè a insegnarci a porgere l’orecchio ai rumori del mondo, come se fossero un’enorme composizione musicale»: il senso di identità di un luogo è colto a partire dal suo bagaglio sonoro, nel quale si riflettono usi tradizioni, sensibilità e bisogni di tutta la comunità.


Ottobre chiude la prima fase di Musica del Selvatico, che ci ha visti passeggiare per i sentieri che attraversano la vecchia ferrovia di Opicina. In questo piccolo lembo di mondo, il nostro sentiero era tracciato proprio da un Albero Sonoro, il Corniolo, che con le sue bacche rosse ci ha offerto infinite merende e deliziose marmellate. In antichità quest’albero era consacrato ad Apollo Karneios e pare che diversi esemplari vennero abbattuti per la costruzione del cavallo di Troia; come risarcimento al dio, vennero istituite le Carnee, ossia delle giornate di festa che vedevano coinvolti i giovani uomini non sposati in agoni musicali e di danza. Riportiamo in seguito un breve diario di questo primo ciclo.
 

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MUSICA DEL SELVATICO, capitolo 1
~ Nascondino sonoro

Ci sono suoni che si muovono davanti, altri che rimangono fermi quando li oltrepassate; altri ancora si muovono insieme a voi, mentre vi muovete. […] Quando i suoni si muovono, modificano le loro caratteristiche. In pochi minuti di paziente ascolto un gruppo può essere preparato ad ascoltare le “ombre acustiche”, vale a dire cambiamenti molto sottili. Questo è un esercizio dinamico, e dimostra che i suoni non devono necessariamente essere prodotti in un luogo apposito per essere studiati.
– E. Murray Schafer, Esercizi di educazione al suono, es.4


Quando mi muovo, sto anche suonando. È un piccolo seme di consapevolezza che aiuta a radicarci nel mondo. Il suono del proprio movimento può avere diversi significati e qualità: può essere un allarme per gli animali, che se mi sentono scappano o semplicemente un indizio della mia presenza sul sentiero, può essere un disturbo, e può essere una melodia che si intona con i suoni dell’ambiente. L’importante è iniziare ad ascoltarlo.
Questa esperienza è stata affiancata da un laboratorio per sole mamme condotto da Laura Vaccari di Fiorificio Trieste. E’ stata un’occasione per veder camminare sullo stesso sentiero bimbi e genitori immersi però in due diverse dimensioni, noi a inseguire i suoni e le mamme a raccogliere fiori per costruire dei meravigliosi arazzi.


MUSICA DEL SELVATICO, capitolo 2
~ Mosca cieca


Spesso chiedo a un gruppo di persone di ascoltare a occhi chiusi, i cambiamenti della mia voce mentre passeggio qua e là (…). Cammino avanti e indietro e parlo mentre il gruppo mi segue con le orecchie. Riusciranno a localizzare la mia voce indicandola mentre mi sposto? Molte differenze nella qualità del suono possono essere rese evidenti da una persona che parla mentre cammina.
– E. Murray Schafer, Educazione al suono


Mosca cieca è un altro gioco che sfruttiamo per porre un focus sui suoni che ci circondano: sono dietro di me? Davanti? Sopra o sotto? A destra o a sinistra? Mi girano attorno o sono fermi? Ci stiamo divertendo e non ci facciamo caso ma la vera domanda con cui stiamo giocando è: dove sono io rispetto ai suoni che sento?
A ogni modo la nostra mosca cieca dei suoni ha saputo rintracciarci anche se sparpagliati per il prato, arrampicati su alberi, nascosti dietro ai rovi… Un dato molto interessante che è emerso chiaramente da questo gioco antico è la costruzione e decostruzione dello spazio sonoro, per cui il silenzio, diventa esso stesso l’elemento di gioco dell’esperienza. Risate, chiacchiere e rumori condiscono e mettono in movimento lo spazio del bambino bendato, immobilizzarsi e ammutolirsi è il compito di tutti gli altri per creare l’ambiente – il paesaggio – adatto.
L’autunno sta arrivando e con lui si può iniziare a sentire la canzone che fanno il vento e le foglie degli alberi, è molto antica e ognuno di noi quando la sente torna a casa. Il suo nome è Pshiteurism, ed è la nostra canzone preferita.


MUSICA DEL SELVATICO, capitolo 3
~ Caccia al tesoro


La favola musicale di Sergej Prokofiev viene stravolta perché questa volta… Pierino si è perso nel Bosco! Fortunatamente i suoi amici Sasha e Lupo suonano ognuno una propria musica, che ci aiuta a rintracciarli e a raccogliere indizi, per scoprire finalmente dove si è cacciato Pierino! Interagiamo con uno spazio naturale – il bosco – e iniziamo a tracciarne una mappa, delineandone il percorso grazie ai suoni.
Un’altra occasione per portare genitori e bambini sullo stesso terreno. Questa volta ai genitori è stato chiesto di radicarsi nello spazio sonoro, attraverso le pratiche di mindfulness guidate da Roberto Gilli, insegnante e fondatore di Mindfulness Trieste.


Aveva in testa, un poeta, / una canzone segreta, / ma la voce non volle venire, / la canzone non seppe cantare. – Prese il poeta del legno / e lavorò con impegno, / e il silenzio lo stava a guardare, / il silenzio voleva capire. – Poi su quel legno lui mise / corde finissime e tese, / e il silenzio restava ad aspettare, / il silenzio voleva sapere. – E poi il poeta, contento, / suonò con quello strumento, / e il silenzio restò ad ascoltare, / il silenzio imparò quell’amore.

– Corde finissime e tese, Roberto Piumi

Agnese Accurso

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