Konrad
Dall’archivio di Konrad: DALL'ANTARTIDE, IL CLIMA DELLA TERRA
Ambiente Archivio articoli Konrad Ultimi Articoli

Dall’archivio di Konrad: DALL’ANTARTIDE, IL CLIMA DELLA TERRA

Tempo di Lettura 3 Minuti

Negli ultimi anni è andato notevolmente crescendo l’interesse per gli studi rivolti all’ambiente, al clima e alle sue variazioni, diventando ormai un argomento direi quasi popolare.
Il clima varia nel tempo: da stagione a stagione, da anno ad anno, da decade a decade o a scala temporale delle migliaia d’anni, come nell’alternanza dei periodi glaciali e interglaciali.

A questi fenomeni naturali negli ultimi 150 anni si è aggiunto il contributo dell’uomo: solamente conoscendo il clima del passato siamo quindi oggi in grado di discriminare la componente naturale da quella antropica.

Per la posizione geografica, la distanza dalle fonti d’inquinamento, le caratteristiche fisiche peculiari, il Polo Sud si rivela fonte privilegiata per la conoscenza climatica globale del nostro pianeta. L’Antartide viene quindi a rappresentare un insostituibile laboratorio naturale al servizio degli studiosi, una sorta di Biblioteca d’Alessandria miracolosamente arrivata intatta tra le nostre mani.

Archivi di questo sapere sono le carote di ghiaccio tratte dalla calotta, ricche di preziose informazioni per i ricercatori, capaci di risalire alle ere più remote della Terra.

Con la perforazione EPICA (European Project for ice Coring in Antartica), iniziata proprio a Concordia nel dicembre 1996 e terminata nello stesso mese del 2004 raggiungendo la profondità di 3260 metri, è stato possibile giungere al ghiaccio più antico mai recuperato sino ad ora, databile a circa 800.000 anni fa.

Intrappolate nel ghiaccio, le bolle d’aria che sono state trovate in questa carota conservano tutto questo lungo arco temporale, permettendo così di valutare scientificamente l’impatto dell’attività umana sul clima attuale: le odierne concentrazioni dei gas serra sono risultate, grazie alle ricerche di Epica, le più alte mai registrate in ottomila secoli!

Gli anni che stiamo vivendo sono i più caldi dell’ultimo millennio. L’innalzamento della temperatura è accompagnato dall’aumento esponenziale della concentrazione atmosferica dei gas serra (con particolare riferimento al biossido di carbonio e al metano), un aumento attribuibile alle attività degli esseri umani. Nonostante ci siano ancora molti quesiti da risolvere e diversi pareri a riguardo.


Il riscaldamento climatico globale è ormai inequivocabile: undici degli ultimi dodici anni (1995-2006) sono stati i più caldi dal 1850.

In Antartide il riscaldamento climatico potrebbe portare a un aumento delle precipitazioni a seguito della maggior capacità da parte dell’atmosfera di trattenere il vapore acqueo. Questo aumento nelle precipitazioni potrebbe compensare parzialmente le crescenti perdite per distacco di iceberg dalle zone costiere della calotta, come, ad esempio, quella di non molti giorni fa, che ha visto il distacco dal nord dell’Antartide dell’immenso iceberg di Wilkins.

Parlare di variazioni climatiche in Antartide è molto complesso e difficile, a causa delle numerose variabili in gioco: su scala spaziale, la vastità del continente e le notevoli differenze strutturali e climatiche delle tre entità che lo compongono.

Penisola Antartica, Antartide accidentale ed Antartide orientale, fanno si che ci siano notevoli diversità regionali Infatti, se la Penisola Antartica evidenzia un marcato riscaldamento di alcuni gradi, per le regioni costiere il riscaldamento sembra essere inferiore al grado e in particolare per il settore interno dell’Antartide orientale (dove c’è la mia base) si registra persino un raffreddamento, contrariamente a quanto avviene nell’Antartide occidentale.

Su scala temporale, invece, è stata riscontata un’elevata variabilità interannuale e decennale delle precipitazioni antartiche, legata alla complessità e alla mutabilità del clima antartico. A questo proposito il lavoro che sto svolgendo qui a Concordia mi permette di constatare di persona questa caratteristica, da un giorno all’altro le temperature passano rapidamente da -70 a -42°C con un analogo salto per quanto riguarda l’umidità relativa (dal 28% al 53%6)! Inoltre, quest’anno le precipitazioni sembrano essere particolarmente abbondanti, sia per l’aumentodell’umidità presente in atmosfera, probabile risultato del riscaldamento climatico, sia per le frequenti condizioni di temperatura più bassa rispetto i precedenti anni, circostanza che consente la cristallizzazione diretta del vapore acqueo, il quale precipita sotto forma di cristalli detti “Diamond dust”.

Senza eccessivo ottimismo o allarmismo, si può dire che il periodo interglaciale nel quale viviamo presenta notevoli similitudini con un periodo caldo avvenuto circa 400.000 anni fa; tale situazione potrebbe continuare così per altri 15.000 anni, in assenza di forzature climatiche generate dall’uomo.

Ci vorrà comunque ancora del tempo, e quindi altre missioni scientifiche seguenti la mia, per arrivare a conoscere chiaramente l’evoluzione del clima dell’Antartide. I tagli alla ricerca potrebbero però rendere vane le informazioni acquisite finora sull’influenza polare sul clima dell’emisfero meridionale e a scala globale, sulla circolazione atmosferica, sulla temperatura e la circolazione profonda degli oceani.

A tanti chilometri da casa e dal mio laboratorio ogni tanto penso, in questo deserto ghiacciato e inospitale, a quanto gli esiti dei carotaggi e le raccolte dei vari dati potranno aiutare gli esseri umani a meglio vivere il nostro pianeta: ma sarà il caso di sbrigarsi a farlo anche prima della certezza scientifica delle ricerche, la Terra mi pare ci stia dando visibili segnali di insofferenza!

Laura Genoni

tratto da Konrad numero 146 di Maggio del 2009

Related posts

Trieste. Uno sguardo intimverso: uno sguardo intimo e diverso sulla nostra Trieste

Giorgia Chiaro

Tre strofe per la guerra del Mediterraneo

Riccardo Redivo

Cos’è un neurone, ovvero: come (non) sappiamo ciò che (non) sappiamo

Redazione KonradOnLine

Leave a Comment