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Il primo anno di Konrad: una base per i prossimi
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Il primo anno di Konrad: una base per i prossimi

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Quello che abbiamo fatto in questo anno è la base di quello che faremo ancor meglio nei prossimi anni.

Dopo aver attraversato un periodo di congelamento (2018-2022) come Konrad abbiamo intrapreso un cammino che si è fatto sempre più solido (2023).  Tale solidità – in espansione – è stata resa possibile da voi che ci leggete e da noi che scriviamo, e siccome dei lettori (internauti) si conoscono solo i numeri ma non le vite (e va bene così), qua posso ringraziare – oltre a voi in generale, ai vostri occhi e soprattutto alle vostre menti – tutta la redazione per il suo contributo, passando a volo sui loro nomi e le nostre tematiche.

Partendo da lontano, un lontano bello e affascinante – lo spazio, le stelle, il nostro cielo e la luminosità che la Terra da noi manipolata spesso impedisce di vedere – troviamo la rubrica e gli articoli di Muzio Bobbio. Dalle stelle si raggiunge la Terra e la forza per la sua cura con gli articoli di carattere ecologico di molti nostri autori: Lorenzo Ferdinando Campaner, Dario Predonzan, Lino Santoro, nonché, come ospiti, il vicepresidente del WWF Pietro Boniciolli e Jennifer Ferluga, sempre del WWF. In alcuni di questi (Santoro e Predonzan) assieme ad altri (Giuliano Prandini in primis, con il suo esplicito appoggio ad Amnesty International, ma anche Luca Meneghesso, con il suo occhio di riguardo verso le tradizioni locali e una coscienza politica votata alla solidarietà e contro le ingiustizie, la preziosa (e necessaria) vicedirettrice Giorgia Chiaro, con le sue istanze femministe, e il presidente di ICS Gianfranco Schiavone a cui abbiamo recentemente dato ospitalità) i valori dell’ecologia si uniscono ai diritti civili, fusione più che connaturata per, appunto, curare questo pianeta e viverci bene senza spargimento di male. E se i valori civili servono a un’umana convivenza, quelli spirituali sono necessari al singolo individuo, alle singole piccole comunità per poter vivere bene in comune (Raffaella Delbello, Agnese Accurso), senza dimenticarsi dell’innata dimensione psicologica (Alessandro Redivo) in molti suoi contesti (vita sociale, lavorativa…). La cura del pianeta e dell’uomo può avvenire, come inteso prima, tramite la conoscenza, in tutte le sue possibili ramificazioni: Christian Memo lo fa cercando di fondere il mondo scientifico alla cultura umanistica.

Certo, copriamo altre tematiche, diciamo più politiche (oltre ai già citati Meneghesso, Predonzan, Santoro, anche da parte di Fabiana Salvador) e altre ancora, più geografiche, di tradizioni culturali molto lontane o diverse dalla nostra (come quelle trattate dalla (medio)orientalista Cristina Rovere).

Diritti civili, economica, politica, ecologia sono anche raccontate direttamente o indirettamente nelle recensioni di molti di noi (Giorgia Chiaro, Antonio Dal Cin, Gennaro Di Napoli, Luigi Rossi Dagri, Ivan Zampar): l’arte, che sia poesia, narrativa, fotografia, cinema, teatro, danza, musica o altra espressione artistica, parlerà sempre del nostro mondo e sempre avrà che cosa dire su di esso: sta a noi orientarla, leggerla per l’ambiente, l’uomo e la sua esistenza. In questo senso, le foto di Fabio Gon o le illustrazioni di Elisa Miele non sono ancelle al testo ma messaggi, testi che lo potenziano.

Se l’arte per molti è un gioco, per altri il gioco è un’arte, Giorgio Dendi lo sa bene e ce lo dimostra sempre con i suoi giochi enigmistici e matematici. E tra l’arte, il gioco e il pensiero ci sta giusto in mezzo il nostro poliedrico vignettista Michele Colucci.

Insomma, abbiamo parlato di tanto (da Putin ai parcheggi fotovoltaici, dal rigassificatore di Monfalcone alle pietre d’inciampo, dall’ovovia ai migranti ai molti altri problemi di Trieste, dalle stelle alla disabilità, dai libri ai concerti, dal cinema alla cucina, dall’inquinamento delle navi ai diritti civili, da…) e sicuramente difettiamo ancora di tematiche da approfondire o notizie da affrontare, ma nessuno (per ora!) è perfetto ed essere sulla strada ritenuta giusta è avvicinarsi a ciò che abbiamo in mente e, soprattutto, nel cuore. Anche per questo – da sempre, dalla fondazione di questa testata, 35 anni fa, e grazie alla longeva resistenza di Roberto Valerio, l’editore tenace e piacevolmente testardo – siamo aperti a idee, proposte, consigli da parte di chi ci legge, che sia vicino, lontano o contrario alle nostre idee. Per questo motivo, scriverci, oltre a essere un’azione partecipativa, può solo che far migliorare tutti, autori e lettori.


Se quello che abbiamo fatto è la base di quello che faremo, quello che faremo non tradirà ma anzi cercherà di migliorare la base su cui il futuro sarà nato.

Riccardo Redivo
Direttore Editoriale

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